La leggenda del re pescatore

C’era una volta un Re da ragazzo, che doveva passare la notte nella foresta per dimostrare il suo coraggio e diventare Re. E mentre passa la notte da solo è visitato da una visione sacra: nel fuoco del bivacco gli appare il Santo Graal, simbolo della grazia divina. E una voce dice al ragazzo:

Tu custodirai il Graal onde possa guarire il cuore degli uomini.”

Ma il ragazzo, accecato dalla visione di una vita piena di potere, di gloria, di bellezza, in uno stato di completo stupore, si sentì per un attimo non un ragazzo, ma onnipotente, come Dio. Allungò la mano per prendere il Graal e il Graal svanì, lasciandogli la mano tremendamente ustionata dal fuoco.

E mentre il ragazzo cresceva, la ferita si approfondiva, finchè un giorno la vita per lui non ebbe più scopo. Non aveva più fede in nessuno, neanche in sé stesso; non poteva amare, né sentirsi amato. Era ammalato di troppa esperienza e cominciò a morire.

Un giorno un giullare entrò nel castello e trovò il Re da solo. Ed essendo un semplice di spirito egli non vide il Re, vide soltanto un uomo solo e sofferente e chiese al Re: “Che ti addolora, amico?”

E il re gli rispose: “Ho sete e vorrei un po’ d’acqua per rinfrescarmi la gola”. Allora il giullare prese una tazza che era accanto al letto, la riempì d’acqua e la porse al Re. Ed il Re, cominciando a bere, si rese conto che la piaga si era rimarginata. Si guardò le mani e vide che c’era il Santo Graal, quello che aveva cercato per tutta la vita. Si volse al giullare e chiese stupito:

Come hai potuto tu trovare ciò che i miei valorosi cavalieri mai hanno trovato?

e il giullare rispose:

Io non lo so, sapevo solo che avevi sete



Guardo sempre questo film quando sono triste, e stasera lo sono in maniera particolare


Per favore

Se qualcuno in questi giorni dovesse andare all'ikea, a me viene l'orticaria solo a pronunciarne il nome, potrebbe prendermi l'asse di legno per impastare la pasta e spedirmelo?

Grazie

Cordon Bleu alla Charlie

Ricetta semplicissima che va ben oltre quello che potreste aspettarvi da un cordon bleu qualsiasi.

Innanzitutto prelevate dal banco frigo del supermercato dei cordon bleu, portateli a casa e dimenticateli nel freezer per circa una ventina di giorni.

Passato tale periodo estraeteli dal freezer, levateli dalla confezione e metteteli nel forno.

La ricetta suggerisce di metterli in una pirofila, ma non potendone disporre metteteli pure in uo stampo per torte, tanto si sa che il cordon bleu non è attento ai minimi dettagli.

Dopo circa 5 minuti di attesa ricordatevi anche di accendere il forno e metterlo alla massima temperatura.

Sempre la solita ricetta suggerisce di lasciarli cuocere per circa 8 minuti e di girarli almeno una volta, ma non datele retta e lasciateli in forno circa 20 minuti e quando vedete che la panatura dorata, appositamente studiata dal sig. Aia, comincia ad acquisire un colorito marrone scuro toglieteli dal forno e metteteli direttamente nel piatto.

A questo punto vi si presenterà un delizioso carboncino tendente al nero che riempirà la vostra cucina con un invitante profumo di bruciato.

Ma non lasciatevi spaventare da questi piccoli dettagli ed iniziate ad affettare il vostro cordon bleu aiutandovi con un martello qualora coltello e forchetta non dovessero essere sufficienti.

Già vi immagino affamati che al primo taglio vi aspettate di veder colare il formaggio con cui il cordon bleu è stato riempito, ma non preoccupatevi, io sono contrario alla dispersione del formaggio ed infatti, una volta superata la crosta di panatura, potrete constatare che il ripieno si presenta come un solido monoblocco ancora congelato che vi farà saltare anche le otturazioni più recenti.

Vino consigliato per accompagnare il piatto: sicuramente un wisky invecchiato almeno 16 anni che vi aiuterà a digerire il malloppone.

Tempo di smaltimento organico del preparato: circa 2 giorni, salvo complicazioni

c'è da fare

Nella vita bisogna avere sempre qualcosa da fare.
Non parlo del mondo del lavoro, ma di quello che uno fa quando ha del tempo a disposizione per sè stesso.
C'è chi va in bicicletta, chi in palestra, chi si dedica al volontariato, chi al paracadutismo.
Ognuno, chi in maniera maniacale, chi come valvola di sfogo, ha un'attività a cui dedicarsi o a cui vendersi anima e corpo.
Io non sono così, o per lo meno non lo sono più
Ultimamente mi sto dedicando al fancazzismo, ore e ore dedicate al divaning (giusto per mantenere l'ondata di inglesismo che ci ha travolti) oppure alcuni aperitivi con gli amici.
Nulla di più
L'unica cosa che ho fatto in questo periodo è stato montare nelle mensole per posizionare cd e libri. Però non sono convintissimo di aver fatto un bel lavoro
secondo me ci manca qualcosa, ma non riesco a capire cosa.

Vaffanculo al rallentatore

E' un po che mi gira intorno, ma adesso non riesco più a trattenermi.
Vaffanculo alla Vodafone, che propone uno spot con tariffa a 1 centesimo e poi vai a vedere il contratto e ti accorgi che i costi reali sono ben differenti.
Vaffanculo ancora a Vodafone che per spostarti una linea telefonica impiega 6 mesi e ti chiede kg di documenti.
Vaffanculo anche a Enel, Enel Energia e soci, che ti trattano come una merda, non rispondono mai alle tue esigenze, ma sono sempre puntuali a chiedere soldi.
Vaffanculo alla privatizzazione dell'acqua, che comporta solo maggiori costi e nessun vantaggio.
Vaffanculo ai call center e ai risponditori automatici, che ti intrattengono per ore al telefono senza giungere mai a una soluzione.
Vaffanculo alla superficialità di molta gente, ormai orientata solo alle griffe e alle apparenze, senza nessun contenuto, sempre pronti a mettersi in vetrina, a fare le pose, ma mai ad iniziare un discorso serio.
Vaffanculo, di conseguenza, anche al grande fratello, ad amici, ai programmi dove fanno cantare i bambini e ai programmatori tv che mettono le cose interessanti in terza serata.
E vaffanculo anche a me, perchè non vorrei mai essere tacciato di essere di parte.
Non so se l'avete intuito, ma oggi sono acido


L'amore di un padre

Ti rendi conto dell’amore di un padre quando sei a casa ammalato e il riscaldamento non funziona.

Quando lui arriva, ti ripara la caldaia e poi ti chiede se deve restare un po con te a farti compagnia.

Quando, dieci minuti dopo che è uscito, ti accorgi che ti ha rifatto anche il letto.

E' andata così

L’organizzazione era impeccabile, ma il maltempo ci ha messo lo zampino e così venerdì sera, sotto una pioggia scrosciante, abbiamo deciso di rimandare la partenza al giorno successivo.

Sapevamo che non avremmo potuto fare la vendemmia, perché l’uva era carica d’acqua, ma abbiamo deciso di partire ugualmente, per fare una gita e trovare l’amico Renato.

Dopo circa un ora e mezza di viaggio siamo arrivati nella sua azienda vinicola e, dopo i saluti di rito, Renato ci a fatto accomodare direttamente a casa sua. Quattro chiacchiere tra amici e poi subito ci si è messi all’opera tagliando un prosciutto crudo umbro veramente saporito, accompagnato da un buon chardonnay. Poco dopo si è unito a noi Mauro (un amico di Renato) con il figlio.

Ad un certo punto è arrivato un cliente e Renato si è dovuto allontanare un momento

Da lì ad uscire tutti nel prato il passo è stato brevissimo ed alcuni di noi, adocchiato un fucile ad aria compressa, hanno pensato bene di sfidarsi in una

gara di tiro ai frutti che pendevano dal frutteto lì vicino. Fra urla e scherzi abbiamo proseguito per una ventina di minuti, abbiamo anche visto il vicino di casa uscire preoccupato a recuperare il gatto, temendo per la sua incolumità.

Anche il cliente di Renato ha pensato bene di non soffermarsi molto e dopo pochi minuti la compagnia si è riunita e siamo partiti tutti insieme, chi a piedi e chi col furgone, a visitare i vigneti, a imparare le tecniche di potatura e le diverse tipologie di uve.

Dopo la breve visita ci è venuta fame, pensavamo di andare a mangiare in un ristorante e invece ci ha ospitato la signora Maria (mamma di Renato) che ha approntato una magnifica tavolata per 20 persone nel fienile vicino a casa. Un pranzo semplice, ma molto gustoso, con la degustazione di almeno 5 diversi tipi di vino (più un passito e un chinato) e da un’ottima compagnia.

Finito il pranzo Mauro ci ha invitato a casa sua a gustare diverse bottiglie di armagnac, tra cui una fantastica bottiglia del 66 che è andata a ruba.

Oltre ad avere una fantastica casa con piscina, posizionata in mezzo alle colline, Mauro ha un figlio appassionato di moto che ci ha obbligato a fare un giro con lui prima sulla minimoto e poi sul quad.


Finiti i giri qualcuno ha pensato bene di andare a provare la piscina e così ci si è ritrovati tutti (o quasi) a sguazzare e a fare gare di tuffi.

Purtroppo però alle 6 un nostro amico ha ricevuto una chiamata e siamo dovuti rientrare a casa di corsa. Anche se alla fine siamo riusciti a partire solo alle 7:30

Il viaggio di ritorno è stato molto più movimentato di quello dell’andata, con gente che continuava ad aprire il portellone laterale, battaglie con lancio di boxer ancora bagnati dal tuffo in piscina e lanci di oggetti vari (scarpe, calze, poggiatesta e qualunque cosa passasse tra le mani di qualcuno)

Alle 8:30 siamo finalmente riusciti ad arrivare a casa e tra pacche sulle spalle e scherzi vari, ci siamo ripromessi che prossimamente faremo un’altra gita simile e ospiteremo gli amici Moncalvesi per una grigliata in Ossola e una gita alle terme di Premia.

Che dire, è stata una giornata fantastica, fatta di panorami stupendi, sapori straordinari, ma soprattutto allietata dalla compagnia di tante persone sorridenti e scherzose, sembrava di essere tornati bambini, soprattutto quando ho visto un cinquantenne direttore di banca lanciarsi a tutta birra con la minimoto, per scoprire poi all’ultimo che non era dotata di freni.

Grazie a tutti gli amici che mi hanno tenuto compagnia e che mi hanno fatto trascorrere dei momenti meravigliosi.

Grazie a Renato e alla mamma Maria, per la loro ospitalità, per la visita all’azienda vinicola e per l’abbondanza di vini e cibi offerti.

Grazie a Mauro, per l’ospitalità e per averci messo a disposizione la sua casa.

Volevo solo ricordare a Erri che:

Gli acini di uva non hanno orecchie e quindi non possono ascoltare la musica.

Le mondine non lavorano nelle vigne e le donne che qui lavorano, non si chiamano uvine.

Il telepass non prende, se lo tieni chiuso nel bauletto.

Non necessariamente quando avrai raggiunto la tua centesima donna, dovrai orientarti verso nuove esperienze ;-)